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Totò

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Figlio del marchese Giuseppe De Curtis, scapolo impenitente e della sedicenne Anna Clementi, Antonio De Curtis, in arte Totò, era un uomo nobile sia sul palcoscenico che in famiglia con gli amici, con gli “ultimi” a cui non faceva mancare il proprio aiuto. Per primo aveva patito la miseria, in un’infanzia che non gli concesse neanche un giocattolo; ma ancor di più si era fatta sentire la solitudine, mitigata soltanto dalla vicinanza della nonna materna Teresa. Fu lei a scoprire nel nipote un talento innato, vedendolo imitare un prete a celebrare messa.

A 8 anni entrò in collegio, dove la sua solitudine ancora più profonda, si accostò al desiderio della conoscenza e del sapere, inclinazione che porterà avanti per tutta la vita. Crescendo, passò attraverso la gavetta nei teatrini rionali di Napoli, fino al debutto a Roma nel 1922 con un repertorio ispirato al comico Gustavo De Marco. La vita dura dell’epoca, lo portò a fare la maschera al Teatro Jovinelli, ma un giorno De Marco accusò un malore e piuttosto che far sospendere lo spettacolo, Totò si propose di sostituire il comico, conoscendone alla perfezione il repertorio. Il successo fu clamoroso. Successivamente accettò di essere scritturato presso il Teatro Nuovo di Napoli, perché tornare nella sua città gli pareva una vittoria. Le sue macchiette, nate da un attento studio della realtà, erano frutto di una verità psicologica riproposta in chiave umoristica.

Fama e soldi non si fecero attendere, ma quel che mancava era una sua famiglia. A Firenze conobbe Diana Bandini Rogliani che poi sposò e nel 1933 nacque la figlia Liliana. La svolta nella professione arrivò incontrando i fratelli De Filippo, con i quali a teatro improvvisava ad ogni rappresentazione. Dopo gli ultimi spettacoli di rivista, intraprese la carriera cinematografica che non amava, ma che gli avrebbe assicurato un buon introito economico, come forma di compensazione della fame patita nell’infanzia. Cinquant’anni fa, l’Italia perdeva un grande attore e se Totò temeva che sarebbe stato dimenticato, si continua invece ad avere verso di lui un vivo debito di riconoscenza. L’oblio in cui temeva di cadere, si è riformato in un omaggio alla sua arte che col passare degli anni sembra rinnovarsi.

L’Università di Napoli Federico II, quest’anno lo ha meritatamente “laureato” alla memoria, in Discipline dello spettacolo. Totò, indubbio talento consegnato all’immortalità.

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