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Isola del Liri e la cascata

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Nel Lazio, in provincia di Frosinone, isola del Liri è una cittadina con la caratteristica che il fiume Liri, all’altezza del Castello Boncompagni-Viscogliosi si biforca in due rami che generano due cascate: quella Grande e quella del Valcatoio. L’effetto visivo, ma anche sonoro è spettacolare e costituisce l’attrattiva principale di questa zona abitata fin dai tempi antichi, così come attesta la presenza della necropoli dei Volsci, divenuta poi strategica in epoca romana. Nell’Abbazia di San Domenico c’è un cippo risalente all’inizio del IV secolo d.C., ai tempi di Massenzio.

Nel periodo medioevale e feudale, Isola del Liri dovette fare i conti con eserciti e invasori che si alternarono nel dominare un’Italia ormai frammentata. Tutto cambiò con l’entrata in scena del marchese Giacomo Boncompagni che, alla fine del Cinquecento, fece del castello la dimora della sua famiglia, dando vita ad una fabbrica di panni di lana. Sfruttando le acque del fiume Fibreno, nacque anche una cartiera e venne avviata la lavorazione della seta. I Boncompagni costruirono anche numerosi edifici  sacri, ma la pace del luogo fu spezzata nuovamente dal conflitto tra i francesi di Bonaparte e i Borbone di Napoli, che nel 1799 causò una carneficina degli abitanti di Isola del Liri, già afflitta dalla piaga del brigantaggio.

Nell’Ottocento, lo sfruttamento dell’energia idraulica fornita dalle acque, diede un nuovo impulso all’industria di carta e lana, tanto che la parte alta della città venne ribattezzata come “piccola Parigi”. Nel XX secolo, la propensione industriale di Isola del Liri ha subito un progressivo declino a favore di quella turistica, avendo sviluppato una serie di poli museali e culturali che hanno concorso a mantenerne la memoria storica. In cucina, si mescolano tradizioni napoletane , francesi e romane. Verdure, legumi, gnocchi di patate e timballi restituiscono un sapore che sa di genuina semplicità

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