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Mesia

Diventare rossi in volto è il segnale esterno di una sensazione di smarrimento che ci sorprende dall’interno. Il viso che si arrossa fa vedere quello che vorremmo nascondere: è la manifestazione della vergogna. A tradire è il linguaggio del corpo che influenza il portamento, lancia i suoi segnali, si ritrae, mentre imbarazzati, si tenta di rimuovere quanto è appena successo.

Ci sono passaggi della vita come quello dell’adolescenza, dove il corpo muta in poco tempo, sorprendendo anche chi lo abita. Si preferirebbe sfuggire agli sguardi altrui, non essere visti, per avere il tempo di sistemare e dare forma a quanto accade. La particolarità di questa emozione è proprio il suo aspetto che ha a che fare con gli altri, il suo mettere in pubblico qualcosa che si preferirebbe lasciare privato. Perché si è timidi o perché si teme di aver fatto qualcosa che non va.

Ormai sono i mezzi virtuali che permettono di dimostrare propri comportamenti, quando si entra in alcuni ambienti sul web. Il mezzo virtuale cambia le modalità, ma non elimina la potenza della vergogna; la rete influenza il senso del pudore e nel mondo moderno si avanza insicuri, si teme di avere un deficit, di essere meno, un diverso, non adeguato alle aspettative sociali.

E’ la vergogna di chi ha qualche chilo in più, dell’omosessuale, dello straniero. Questa vergogna può diventare fobia sociale quando arriva la richiesta di esibirsi in pubblico. Se ce la si fa, l’identità si rafforza, se ci si ritira per rispondere alle esigenze di una società che vorrebbe tutti perfetti, si costruiranno corazze di difesa. La vergogna parla di ciascuno in relazione agli occhi degli altri, racconta cosa vorremmo restasse intimo e nascosto, ma invece diventa pubblico, conosciuto e potrebbe infastidirci.

Ciò che la vergogna vorrebbe non si svelasse agli altri, potrebbe essere come un negativo che rivela una nostra miseria o un positivo che si vorrebbe proteggere, perché ritenuto privato.

ORIGANO – Viene utilizzato per aromatizzare pizza e insalate, l’origano è considerato un antibiotico naturale. E’ ricco di numerose sostanze benefiche, quali sali minerali, acidi grassi omega 3, vitamina A e C, calcio, ferro e manganese. Inoltre, grazie alle proprietà antimicrobiche, in cosmesi può essere utilizzato su pelli sensibili, anche in presenza di psoriasi, eczema ed eruzioni cutanee.


PREZZEMOLO – Dall’aroma intenso e riconoscibile, il prezzemolo è una delle erbe più utilizzate nella cucina mediterranea. Ricco di fosforo, rame, ferro, zolfo, calcio, vitamina A, C, E, è in grado di contrastare la ritenzione idrica, agire contro i radicali liberi essendo un potente antiossidante. Inoltre sembra favorire la digestione e avere effetti benefici contro stanchezza e anemia.


ROSMARINO – Immancabile nella preparazione di arrosti e della carne in generale, il rosmarino è considerato antinfiammatorio e antiossidante, oltre a essere un antidolorifico naturale. E’ molto utile infatti nel combattere mal di testa e cefalea ed è indicato in caso di tensione nervosa, stanchezza e depressione. Diversi studi hanno dimostrato che questa pianta potrebbe rafforzare la memoria e migliorare la circolazione sanguigna, confermandone così la nomea di “erba del ricordo”.

TIMO – Perfetto per aromatizzare carni e pesce, il timo aiuta la digestione e a calmare le infiammazioni, in particolare è indicato per alleviare la tosse, grazie all’azione balsamica e fluidificante. Già nell’antichità il miele al timo era noto e apprezzato per le virtù benefiche, mentre l’infuso veniva utilizzato per disinfettare le ferite.

MAGGIORANA – Conosciuta per esaltare il sapore di zuppe, salse, ravioli e piatti a base di legumi, la maggiorana secondo diversi studi è considerata un potente antistress, perché utile contro gli stati di ansia, stress, irritabilità, angoscia, nervosismo, tanto da risultare utile anche nei casi di insonnia. Qualche goccia del suo olio essenziale sotto la lingua pare agevoli un rilassamento profondo e immediato.

SALVIA – Dall’inconfondibile profumo, la salvia, oltre a essere utilizzata in cucina in tanti modi, è ricca di importanti principi benefici. Studi scientifici hanno riscontrato in essa importanti proprietà capaci di rafforzare la memoria, tanto da essere stata utilizzata nei processi di apprendimento nei casi di Alzheimer. Rappresenta inoltre un valido aiuto contro dolori mestruali e ritenzione idrica.

Figlio del marchese Giuseppe De Curtis, scapolo impenitente e della sedicenne Anna Clementi, Antonio De Curtis, in arte Totò, era un uomo nobile sia sul palcoscenico che in famiglia con gli amici, con gli “ultimi” a cui non faceva mancare il proprio aiuto. Per primo aveva patito la miseria, in un’infanzia che non gli concesse neanche un giocattolo; ma ancor di più si era fatta sentire la solitudine, mitigata soltanto dalla vicinanza della nonna materna Teresa. Fu lei a scoprire nel nipote un talento innato, vedendolo imitare un prete a celebrare messa.

A 8 anni entrò in collegio, dove la sua solitudine ancora più profonda, si accostò al desiderio della conoscenza e del sapere, inclinazione che porterà avanti per tutta la vita. Crescendo, passò attraverso la gavetta nei teatrini rionali di Napoli, fino al debutto a Roma nel 1922 con un repertorio ispirato al comico Gustavo De Marco. La vita dura dell’epoca, lo portò a fare la maschera al Teatro Jovinelli, ma un giorno De Marco accusò un malore e piuttosto che far sospendere lo spettacolo, Totò si propose di sostituire il comico, conoscendone alla perfezione il repertorio. Il successo fu clamoroso. Successivamente accettò di essere scritturato presso il Teatro Nuovo di Napoli, perché tornare nella sua città gli pareva una vittoria. Le sue macchiette, nate da un attento studio della realtà, erano frutto di una verità psicologica riproposta in chiave umoristica.

Fama e soldi non si fecero attendere, ma quel che mancava era una sua famiglia. A Firenze conobbe Diana Bandini Rogliani che poi sposò e nel 1933 nacque la figlia Liliana. La svolta nella professione arrivò incontrando i fratelli De Filippo, con i quali a teatro improvvisava ad ogni rappresentazione. Dopo gli ultimi spettacoli di rivista, intraprese la carriera cinematografica che non amava, ma che gli avrebbe assicurato un buon introito economico, come forma di compensazione della fame patita nell’infanzia. Cinquant’anni fa, l’Italia perdeva un grande attore e se Totò temeva che sarebbe stato dimenticato, si continua invece ad avere verso di lui un vivo debito di riconoscenza. L’oblio in cui temeva di cadere, si è riformato in un omaggio alla sua arte che col passare degli anni sembra rinnovarsi.

L’Università di Napoli Federico II, quest’anno lo ha meritatamente “laureato” alla memoria, in Discipline dello spettacolo. Totò, indubbio talento consegnato all’immortalità.

Nel Lazio, in provincia di Frosinone, isola del Liri è una cittadina con la caratteristica che il fiume Liri, all’altezza del Castello Boncompagni-Viscogliosi si biforca in due rami che generano due cascate: quella Grande e quella del Valcatoio. L’effetto visivo, ma anche sonoro è spettacolare e costituisce l’attrattiva principale di questa zona abitata fin dai tempi antichi, così come attesta la presenza della necropoli dei Volsci, divenuta poi strategica in epoca romana. Nell’Abbazia di San Domenico c’è un cippo risalente all’inizio del IV secolo d.C., ai tempi di Massenzio.

Nel periodo medioevale e feudale, Isola del Liri dovette fare i conti con eserciti e invasori che si alternarono nel dominare un’Italia ormai frammentata. Tutto cambiò con l’entrata in scena del marchese Giacomo Boncompagni che, alla fine del Cinquecento, fece del castello la dimora della sua famiglia, dando vita ad una fabbrica di panni di lana. Sfruttando le acque del fiume Fibreno, nacque anche una cartiera e venne avviata la lavorazione della seta. I Boncompagni costruirono anche numerosi edifici  sacri, ma la pace del luogo fu spezzata nuovamente dal conflitto tra i francesi di Bonaparte e i Borbone di Napoli, che nel 1799 causò una carneficina degli abitanti di Isola del Liri, già afflitta dalla piaga del brigantaggio.

Nell’Ottocento, lo sfruttamento dell’energia idraulica fornita dalle acque, diede un nuovo impulso all’industria di carta e lana, tanto che la parte alta della città venne ribattezzata come “piccola Parigi”. Nel XX secolo, la propensione industriale di Isola del Liri ha subito un progressivo declino a favore di quella turistica, avendo sviluppato una serie di poli museali e culturali che hanno concorso a mantenerne la memoria storica. In cucina, si mescolano tradizioni napoletane , francesi e romane. Verdure, legumi, gnocchi di patate e timballi restituiscono un sapore che sa di genuina semplicità

La comunicazione digitale che avviene tramite cellulari, tablet, smartphone è ormai un dato di fatto a livello planetario. Bisogna però fermarsi un attimo a riflettere, perché non è molto lecito stare a guardare il nuovo che avanza. La sua interpretazione diventa un dovere. La comunicazione digitale farà scomparire le emozioni? Saremo ancora capaci di arrossire? Avremo uomini e donne sempre più anaffettivi? La posta in gioco è altissima, per questo è necessario sostenere l’ambivalenza dei mezzi della comunicazione digitale. I vari strumenti menzionati all’inizio possono sia danneggiare l’essere umano, sia spingerlo verso la certezza di una facile interazione. La comunicazione digitale presenta aspetti negativi e positivi. Volendo analizzare questi ultimi, va detto che permette di essere connessi con il mondo intero in tempo reale,  riesce ad offrire conoscenze pressoché infinite, rende più facile la vita, permette di intrecciare legami con un numero illimitato di persone stimolando il dialogo. Sono questi alcuni vantaggi per cui essere grati ai vari strumenti digitali e dunque non sarebbe obiettivo guardare con occhio ostile il mondo del web. Purtroppo però, l’altra faccia della medaglia presenta i suoi svantaggi e tra questi il primo è il pericolo dell’indebolimento del rapporto sociale. Cellulari, tablet…connettono, ma non mettono in relazione. Nel mondo digitale ci si ritrova “solitari interconnessi”, così come sostiene la sociologia. Può portare all’appiattimento della riflessione, perché l’enorme quantità di nozioni che offre il mondo del web rischia di ingolfare il pensiero.

Non si può negare che gli stimoli mentali siano esageratamente superiori a quanti possano essere assimilati. Inoltre i media digitali indeboliscono la volontà, perché se da un lato facilitano la vita, dall’altro la rendono meno vivace. Per trovare una notizia, basta cliccare su un motore di ricerca, per contattare un amico che si trova dall’altra parte del mondo c’è Skype, per organizzare una serata, è sufficiente inviare qualche messaggio con whatsapp e la volontà viene soffocata. Volendo continuare, il digitale può favorire il sorpasso del virtuale sulla realtà e non ultimo, portare alla perdita della scrittura a mano libera. E’ questo un danno che può sembrare marginale, ma non lo è, dato che la perdita dell’uso dello scrivere ha effetti psicologici, perchè farlo aiuta  ad elaborare più in profondità i concetti ed a ricordarli con maggiore sicurezza. C’è materiale a sufficienza per aprire il dibattito e far sentire la propria opinione sull’argomento comunicazione.

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